Il mio percorso
Da sempre cerco di raccontare emozioni attraverso le immagini. Oggi lo faccio sulla pelle. Questo è il percorso che mi ha portato fin qui e che continua a ispirare il mio modo di vivere il tatuaggio e il rapporto con le persone che scelgono di affidarsi a me.
Le prime ispirazioni
Fin da bambino sono sempre stato affascinato dalle immagini. Prima ancora di scoprire il tatuaggio, passavo ore osservando fumetti, figurine, cartoni animati e film di fantascienza. Mi incuriosiva tutto ciò che riusciva a trasmettere un'emozione attraverso una singola immagine.
Ricordo ancora quando mettevo in pausa il videoregistratore per copiare un fotogramma, cercando di riprodurne ogni dettaglio. Disegnavo qualsiasi cosa catturasse la mia attenzione, spinto più dalla curiosità che dalla tecnica.
Più tardi iniziai a copiare i murales che vedevo in città, non sui muri o sui treni, ma sui fogli di carta. Era il mio modo di studiarli, comprenderli e imparare da quell'arte capace di trasformare superfici anonime in qualcosa di vivo.
Mi affascinavano lo spazio, i dinosauri e tutto ciò che riusciva ad alimentare la mia immaginazione.
Guardandomi indietro, mi rendo conto che quel bambino curioso, osservatore, creativo e sempre alla ricerca di qualcosa da capire non se n'è mai andato. Ancora oggi è lui a guidare il mio modo di vedere il mondo e di vivere il tatuaggio.
L'incontro con il tatuaggio
Il primo tatuaggio che ricordo non era il mio.
Era quello del mio migliore amico. Suo fratello maggiore e i suoi amici avevano iniziato a tatuarsi molto giovani e, quando vidi quel tatuaggio per la prima volta, provai qualcosa che fino ad allora non avevo mai sentito. Non fu un colpo di fulmine, ma una curiosità profonda. Mi sembrava qualcosa di affascinante, diverso da qualsiasi altra forma di espressione che avessi conosciuto.
Qualche anno dopo, al liceo, incontrai un compagno di banco che sognava di diventare fumettista. Passava le giornate a disegnare supereroi, personaggi dei cartoni animati e dei fumetti. Guardarlo disegnare ogni giorno risvegliò qualcosa che avevo lasciato da parte.
Da bambino avevo sempre disegnato, poi avevo smesso. Grazie a lui ripresi una matita in mano e, senza rendermene conto, iniziai un percorso che avrebbe cambiato la mia vita.
Da quel momento il disegno e il tatuaggio sono cresciuti insieme. Più imparavo a disegnare, più cresceva il desiderio di capire il tatuaggio. E più mi avvicinavo al tatuaggio, più cresceva la voglia di migliorare nel disegno.
Per me non sono mai stati due mondi separati, ma parti dello stesso percorso.
Il primo tatuaggio che realizzai fu uno scorpione tribale del Borneo. Non ricordo con precisione l'emozione di quel momento, ma ricordo perfettamente una sensazione: mi sembrò tutto incredibilmente naturale. Era come se quel percorso mi avesse portato esattamente dove avrei dovuto essere.
Con il tempo ho capito che ciò che mi affascinava davvero non era soltanto il tatuaggio in sé. Era vedere un mio disegno diventare parte della vita di qualcuno. Osservare il sorriso di una persona quando si guardava allo specchio e riconosceva qualcosa di sé in quel progetto.
È lì che ho capito che un tatuaggio non è semplicemente un'immagine. È un momento, un'emozione o un ricordo che diventa parte di una persona per sempre.
Il viaggio
Finita la scuola avevo una sola certezza: volevo fare il tatuatore.
Avevo già iniziato a tatuare amici e conoscenti, cercando di imparare ogni giorno qualcosa in più. Così iniziai a bussare alle porte degli studi di tatuaggio, convinto che qualcuno mi avrebbe dato un'opportunità. Quell'opportunità, però, non arrivò.
Londra rappresentava uno dei centri più importanti del tatuaggio europeo e, grazie all'incoraggiamento di mia madre, decisi di partire. Pensavo di trovare la strada che cercavo. In realtà trovai qualcosa di diverso.
Come molti italiani arrivati a Londra senza conoscere la lingua, iniziai lavorando in cucina. Con il tempo stavo costruendo una buona carriera come chef.
Avrei potuto continuare quella strada. Sarebbe stata probabilmente la scelta più semplice. Ma ogni giorno che passava capivo che il mio posto non era in una cucina. Era davanti a un foglio di carta e, un giorno, davanti alla pelle di qualcuno.
Così tornai a Roma.
Entrai in uno studio come disegnatore di tatuaggi e, poco tempo dopo, il tatuatore che lavorava lì lasciò improvvisamente il suo posto. Il proprietario appoggiò davanti a me l'agenda degli appuntamenti e mi disse semplicemente:
"Questa è la tua agenda. Adesso inizi a tatuare seriamente."
Il momento che avevo aspettato per anni arrivò quando meno me lo aspettavo.
Dopo quell'esperienza tornai a Londra, questa volta come tatuatore.
Per cinque anni ho lavorato in diversi studi, collaborando con artisti provenienti da tutto il mondo. Ho imparato tecniche, linguaggi e modi diversi di interpretare il tatuaggio, ma soprattutto ho imparato quanto sia importante mettersi continuamente in discussione.
Entrare in quell'ambiente senza conoscenze mi ha insegnato il valore dell'impegno, della costanza e della professionalità.
Ho conosciuto persone straordinarie e altre molto diverse da me, ma credo che ognuna abbia lasciato qualcosa nel mio percorso. A volte si impara tanto dagli esempi che si vogliono seguire quanto da quelli che si sceglie di non diventare.
Come tutti ho avuto momenti difficili. Più di una volta ho pensato di non farcela, di non essere abbastanza.
Ma ogni volta mi sono rialzato.
Perché continuo a credere che crescere significhi non smettere mai di imparare.
Quando sono rientrato in Italia non ho riportato con me soltanto esperienza tecnica. Ho riportato una visione più ampia del mio lavoro e la consapevolezza che la crescita professionale non deve mai far perdere la propria autenticità.
Ancora oggi continuo a studiare, a mettermi in discussione e a cercare nuovi modi per migliorare, senza perdere ciò che mi ha accompagnato fin dall'inizio: curiosità, ricerca artistica e desiderio di crescere.
Oggi
Oggi il mio lavoro non consiste semplicemente nel realizzare un tatuaggio.
Consiste nell'accompagnare una persona in un momento importante della sua vita.
Per questo ogni progetto inizia sempre dall'ascolto. Non esiste un tempo prestabilito. C'è il tempo necessario affinché io e la persona che ho davanti arriviamo insieme alla soluzione migliore.
Faccio domande, ascolto, osservo.
Chiedo sempre di portarmi immagini che la rappresentino o che trasmettano ciò che desidera esprimere, non perché voglia copiarle, ma perché spesso un'immagine comunica molto più di mille parole.
Da lì inizia il mio lavoro: capire cosa quella persona desidera davvero esprimere e trovare il modo migliore per trasformarlo in un progetto unico.
Condivido sempre il mio punto di vista e studio il tatuaggio affinché dialoghi con il corpo, seguendone forme, movimento e proporzioni.
Una delle cose che mi viene detta più spesso è che riesco a trasmettere tranquillità. È probabilmente il complimento più bello che possa ricevere.
Voglio che chi si affida a me si senta ascoltato, sicuro e libero di vivere quell'esperienza con serenità.
Sono felice quando qualcuno torna a raccontarmi che perfetti sconosciuti si sono fermati per fargli i complimenti. O quando, sorridendo, mi dice che il tatuaggio è piaciuto perfino a sua madre.
Ma la soddisfazione più grande arriva negli anni.
Quando una persona torna per un nuovo progetto e mi racconta quanto quel percorso l'abbia aiutata a sentirsi più sicura di sé.
Ho visto persone crescere, cambiare e acquistare fiducia tatuaggio dopo tatuaggio.
Ogni volta che accade mi ricordo perché continuo a fare questo lavoro.
Ciò che conta davvero
La tecnica continua a evolversi. Gli stili cambiano. È proprio questo continuo cambiamento a rendere il tatuaggio una forma d'arte viva e in costante crescita.
Ma, al di là della tecnica, il motivo per cui faccio tutto questo è rimasto lo stesso.
Sapere di aver regalato un sorriso, di aver lasciato un ricordo positivo e, qualche volta, di aver aiutato una persona a sentirsi meglio con sé stessa.
Per questo spero che, riguardando il proprio tatuaggio tra dieci o vent'anni, chi ha scelto di tatuarsi con me non ricordi soltanto il disegno.
Spero ricordi anche il percorso che ci ha portati a crearlo e la persona che lo ha accompagnato.
Perché il mio obiettivo è sempre stato lo stesso: che un giorno tu possa guardare il tuo tatuaggio e pensare di aver fatto la scelta giusta.
“Il mio obiettivo è semplice: che un giorno tu possa guardare il tuo tatuaggio e pensare di aver fatto la scelta giusta.”
Parliamo del tuo tatuaggio
Ogni progetto inizia da una conversazione.
Se pensi che io possa essere la persona giusta per realizzare il tuo tatuaggio, sarò felice di ascoltare la tua idea e costruire insieme un progetto pensato per te.
My Journey
I've always tried to tell stories through images. Today, tattooing is how I do it.. This is the journey that brought me here and continues to inspire the way I approach my work and the people who choose to trust me.
First Inspirations
I've always been fascinated by images.
Long before I discovered tattooing, I spent hours looking at comic books, trading cards, cartoons and science fiction films. I was drawn to anything that could evoke emotion through a single image.
I still remember pausing VHS tapes to copy a single frame, trying to reproduce every detail. I drew anything that caught my attention, driven more by curiosity than by technique.
Later, I started copying the murals I saw around the city—not on walls or trains, but on sheets of paper. It was my way of studying them, understanding them and learning from an art form capable of transforming ordinary surfaces into something alive.
I was fascinated by space, dinosaurs and anything that could fuel my imagination.
Looking back, I realise that the curious, observant and creative child who was always trying to understand the world never really disappeared. Even today, that same curiosity continues to shape the way I see the world and approach tattooing.
Discovering Tattooing
The first tattoo I remember wasn't my own.
It belonged to my best friend. His older brother and his friends had started getting tattooed at a young age, and when I saw that tattoo for the first time, I felt something I had never experienced before. It wasn't love at first sight, but a deep sense of curiosity. It felt unlike anything I had ever experienced before.
A few years later, in high school, I met a classmate who dreamed of becoming a comic book artist. He spent his days drawing superheroes and cartoon characters. Watching him draw every day awakened something I had left behind.
As a child, I had always loved drawing, but at some point I had stopped. Thanks to him, I picked up a pencil again and, without even realising it, began the journey that would change my life.
From that moment on, drawing and tattooing grew side by side. The more I learned to draw, the more I wanted to understand tattooing. And the more I discovered tattooing, the more determined I became to improve my drawing skills.
To me, they have never been two separate worlds, but two parts of the same journey.
The first tattoo I ever did was a Borneo tribal scorpion. I don't remember exactly how I felt in that moment, but I clearly remember one thing: it all felt incredibly natural. It was as if every step I had taken had led me exactly where I was meant to be.
Over time, I realised that what truly fascinated me wasn't just tattooing itself. It was seeing one of my drawings become part of someone's life. Seeing the smile on someone's face when they looked in the mirror and recognised a part of themselves in the tattoo.
That's when I realised that a tattoo is far more than just an image. It's a moment, an emotion or a memory that stays with someone for the rest of their life.
The Journey
When I finished school, I was certain of only one thing: I wanted to become a tattoo artist.
I had already started tattooing friends and acquaintances, trying to learn something new every day. I knocked on the doors of tattoo studios, convinced that someone would give me a chance. But that opportunity never came.
London was one of the most important tattoo hubs in Europe and, encouraged by my mother, I decided to move there. I thought I would find the path I had been looking for. Instead, I found something completely different.
Like many Italians who arrived in London without speaking English, I started working in a restaurant kitchen. Over time, I built a promising career as a chef.
I could have stayed on that path. It would probably have been the easier choice. But with every passing day, I realised that my place wasn't in a kitchen. It was in front of a sheet of paper and, one day, in front of someone's skin.
So I returned to Rome.
I joined a tattoo studio as a tattoo designer and, not long afterwards, the resident tattoo artist suddenly left. The studio owner placed the appointment book in front of me and simply said:
"This is your appointment book. From now on, you're tattooing."
The moment I had been waiting for finally arrived, when I least expected it.
After that experience, I returned to London, this time as a tattoo artist.
For the next five years, I worked in different studios, alongside artists from all over the world. I learned new techniques, different artistic approaches and, above all, the importance of constantly challenging myself.
Working in that environment without any connections taught me the value of commitment, consistency and professionalism.
I met extraordinary people and others who were very different from me, but I believe each of them left something valuable behind. Sometimes you learn just as much from the people you choose not to become as from those who inspire you.
Like everyone else, I went through difficult moments. More than once, I questioned whether I was good enough.
But every time, I got back up.
Because I still believe that growth comes from never stopping learning.
When I returned to Italy, I brought back more than technical experience. I came home with a broader vision of my work and the understanding that professional growth should never come at the expense of authenticity.
Even today, I continue to study, challenge myself and look for new ways to improve, without ever losing what has guided me from the very beginning: curiosity, artistic exploration and the desire to keep growing.
Today
Today, my work is about much more than creating tattoos.
It's about being part of an important moment in someone's life.
That's why every project begins with listening. There is no fixed amount of time. We take the time needed to find the best solution together.
I ask questions. I listen. I observe.
I always ask my clients to bring images that represent them or express what they want to communicate—not because I want to copy them, but because an image can often say far more than words.
That's where my work begins: understanding what someone truly wants to express and turning it into a unique tattoo.
I always share my thoughts and carefully design each tattoo so that it works naturally with the body, respecting its shape, movement and proportions.
One of the compliments I receive most often is that I make people feel calm. It's probably the greatest compliment I could ask for.
I want everyone who chooses to work with me to feel heard, comfortable and confident throughout the experience.
I'm always happy when someone comes back and tells me that complete strangers stopped them just to compliment them on their tattoo. Or when, with a smile, they tell me that even their mother loved it.
But the greatest satisfaction comes years later.
When someone returns for a new project and tells me that the experience helped them feel more confident in themselves.
I've seen people grow, change and gain confidence, one tattoo at a time.
Every time it happens, it reminds me why I chose this profession.
What Matters Most
Tattooing is constantly evolving. Techniques improve, styles change, and that's what makes it such a living and ever-evolving art form.
But beyond technique, the reason I do this has never changed.
Knowing that I've made someone smile, left them with a positive memory or, in some small way, helped them feel better about themselves.
That's why I hope that, ten or twenty years from now, when someone looks at their tattoo, they won't remember only the artwork.
I hope they'll also remember the journey that brought it to life and the person who guided them through it.
Because my goal has always been the same: that one day you'll look at your tattoo and know you made the right choice.
““My goal is simple: I hope that one day you’ll look at your tattoo and know you made the right choice.””
Let's Talk About Your Tattoo
Every project begins with a conversation.
If you think I might be the right person to create your tattoo, I'd be happy to hear your ideas and design a project created especially for you.
